G.S.C. Consulting Grouphttp://www.studiogsc.it GSCWed, 08 Feb 2017 15:49:20 +0000it-IThourly1https://wordpress.org/?v=4.6.19IMPRESE MINORI IN CONTABILITÀ SEMPLIFICATAhttp://www.studiogsc.it/imprese-minori-contabilita-semplificata/ Wed, 08 Feb 2017 15:49:20 +0000http://www.studiogsc.it/?p=3024Il regime di contabilità semplificata, a prescindere dall’attività svolta, si applica:  alle imprese individuali,  alle società di persone,  agli enti non commerciali con attività commerciale (non prevalente): che nell’anno precedente, relativamente a tutte le attività esercitate hanno conseguito ricavi non superiori ai seguenti limiti:  400.000 euro nel caso di attività di …

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Il regime di contabilità semplificata, a prescindere dall’attività svolta, si applica:
  •  alle imprese individuali,
  •  alle società di persone,
  •  agli enti non commerciali con attività commerciale (non prevalente):

che nell’anno precedente, relativamente a tutte le attività esercitate hanno conseguito ricavi non superiori ai seguenti limiti:

  •  400.000 euro nel caso di attività di prestazione di servizi,
  •  700.000 euro negli altri casi (attività di produzione e/o di cessione di beni).

I soggetti che esercitano attività miste devono confrontare i limiti con i ricavi derivanti dall’attività prevalente. In caso di mancata annotazione distinta dei ricavi, si presumono prevalenti quelli derivanti da attività diverse dalle prestazioni di servizi.

Il regime di contabilità semplificata prevede la registrazione dei soli costi e ricavi, senza le relative contropartite patrimoniali; esonera quindi le imprese cosiddette “minori” dagli obblighi civilistici di tenuta delle scritture contabili (libro giornale, libro inventari, ecc.), limitando le scritture contabili ai registri “fiscali” (registri IVA e registro dei beni ammortizzabili).

La legge di Bilancio 2017 ha modificato il regime di tassazione delle imprese in contabilità semplificata (apportando numerose modifiche all’art. 66 TUIR); per questi soggetti, a decorrere dal 2017, la determinazione del reddito imponibile (anche ai fini IRAP) non avverrà più secondo il principio di “competenza” ma sarà invece applicabile (obbligatoriamente) il principio “di cassa”. 

Ricordiamo, in estrema sintesi, che:

  •  secondo il regime di competenza il reddito è calcolato sottraendo ai ricavi di competenza dell’esercizio i costi di competenza dell’esercizio. Un costo è di competenza dell’esercizio se,

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  • nell’esercizio stesso, è maturato o ha dato la sua utilità o ha trovato copertura in un relativo ricavo. Un ricavo può essere considerato di competenza dell’esercizio se è maturato nell’esercizio o se ha trovato in esso il suo correlativo costo. Non rileva quindi il momento di incasso del ricavo né di pagamento del costo.
  •  con il regime di cassa si tiene invece esclusivamente conto dei ricavi incassati e dei costi pagati nell’esercizio, a prescindere dalla loro competenza. Con il regime di cassa:
  • o il periodo d’imposta di maturazione e fatturazione di un ricavo, potrebbe non coincidere con quello del suo assoggettamento a tassazione;
  • o le rimanenze finali non assumono rilevanza ai fini della determinazione del reddito imponibile (salvo in fase transitoria);
  • o rimangono contabilizzati per competenza: plusvalenze; sopravvenienze attive; minusvalenze; sopravvenienze passive; ammortamenti; accantonamenti di quiescenza e previdenza (TFR);
  • o entra nel computo dell’imponibile anche il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore (art. 57 TUIR – novità rispetto al passato).

Nel periodo d’imposta in cui si migra dal criterio di competenza a quello di cassa (come sarà il 2017 per la generalità delle imprese minori):

  •  verrà sottratto dal reddito l’importo delle rimanenze finali dell’esercizio precedente: quindi nel 2017 verrà sottratto l’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio 2016 secondo il principio di competenza; le rimanenze finali al 31 dicembre 2017 non verranno considerate;
  •  i ricavi (o compensi) e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito col principio di competenza in esercizi precedenti, non assumeranno rilevanza al momento dell’incasso o pagamento.

Per gli stessi principi, anche in caso di passaggio dal regime di cassa a quello di competenza (per esempio in caso di successivo passaggio dalla contabilità semplificata a quella ordinaria) andranno adottati accorgimenti analoghi (o speculari).

Il passaggio al regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata sarà automatico poiché dal 2017 il regime di cassa diventa, per questi soggetti, il regime naturale.

Rimane comunque la possibilità di optare per il regime di contabilità ordinaria, continuando quindi ad applicare il regime di competenza. L’opzione per il passaggio al regime ordinario:

  •  ha durata minima triennale ed è valida fino a revoca;

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  •  si attua mediante comportamento concludente che consiste nell’adozione del regime contabile prescelto e nel corretto adempimento dei relativi obblighi;
  •  l’opzione o la revoca andrà poi evidenziata nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare relativamente all’anno in cui la scelta è stata operata.

In caso di passaggio dal regime di contabilità semplificata a quello di contabilità ordinaria, a seguito del superamento dei limiti o per opzione del contribuente, le attività e le passività esistenti all’inizio del periodo d’imposta sono valutate con i criteri di cui al D.P.R. n. 689/1974 e riportate sul libro degli inventari o su apposito prospetto da redigere entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta precedente. Chi intendesse quindi migrare dal regime di contabilità semplificata a quello di contabilità ordinaria dal 1° gennaio 2017, dovrà redigere entro il 30 settembre 2017 un accurato dettaglio delle attività e passività esistenti al 1° gennaio 2017 (rimanenze, crediti, debiti, disponibilità, ecc.).

Gli adempimenti contabili che le imprese in contabilità semplificata applicheranno dal 2017 sono in gran parte mutuate dal regime di cassa già adottato da artisti e professionisti.

Dal 2017 l’adozione del regime di cassa imporrà l’adozione, oltre ai consueti registri IVA, di registri cronologici di incassi e pagamenti: si dovranno annotare in due appositi registri, in modo analitico e cronologico, i ricavi/compensi incassati e le spese pagate.

In alternativa possono essere adottati dei registri IVA integrati che possono sostituire i registri cronologici di incassi e pagamenti qualora:

  •  vi siano separate annotazioni delle operazioni non soggette a registrazione IVA;
  •  si riporti l’ammontare complessivo delle operazioni che non hanno generato incassi o pagamenti, con indicazione delle fatture cui le operazioni stesse si riferiscono.

A prescindere dal sistema adottato (registri IVA + registri cronologici o registi integrati) è comunque evidente che il passaggio al regime di cassa imporrà un aumento degli adempimenti contabili poiché, oltre alla rilevazione del documento di ricavo o di spesa, dovrà essere rilevata anche la corrispondente movimentazione finanziaria.

La legge di Bilancio 2017 prevede però anche una ulteriore possibilità. Previa opzione, vincolante per almeno un triennio, per finalità di ulteriore semplificazione, si potrà assumere la presunzione assoluta secondo cui la data di registrazione dei documenti coincide con quella in cui è intervenuto il relativo incasso o pagamento. 4

Questa soluzione (data registrazione = data rilevante) è indubbiamente vantaggiosa per la semplicità di gestione, ma al momento presenta alcune criticità (che probabilmente saranno oggetto di ulteriori interventi normativi):

  •  la data di registrazione delle spese potrebbe non coincidere con la data di emissione del relativo documento e il contribuente potrebbe valutare la convenienza a registrare la spesa in un esercizio piuttosto che in quello successivo;
  •  in caso di fatture emesse prima dell’incasso (e quindi “incassate” per presunzione assoluta), non è chiaro come potrebbe essere recuperata l’eventuale perdita in caso di mancato incasso sostanziale.

Si ricorda, infine, che per i contribuenti che usufruiscono del regime forfettario o del regime di vantaggio ex art. 27 D.L. n. 98/2011 (ex minimi) non sono previste novità, perlomeno fino a quando continueranno a rispettare i limiti previsti.

Ci auguriamo di essere stati sufficientemente chiari ed esaustivi, ma necessità di sintesi non consentono di includere in questo documento tutte le considerazioni personali adottabili ai casi specifici.

Entro le prime settimane del 2017 è però fondamentale effettuare una scelta che, in alcune ipotesi, potrebbe essere vincolante per il prossimo triennio.

Vi invitiamo quindi a contattarci al più presto per fissare un appuntamento.

Distinti saluti.

 

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La nuova “Imposta sul Reddito d’Impresa” (IRI)http://www.studiogsc.it/la-nuova-imposta-sul-reddito-dimpresa-iri/ Mon, 30 Jan 2017 09:50:51 +0000http://www.studiogsc.it/?p=3021La legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016), all’art. 1 commi 547 e 548, ha introdotto un nuovo articolo al TUIR (il 55bis) che regolamenta la nuova Imposta sul Reddito d’Impresa (IRI). L’IRI è un’imposta opzionale che nasce con l’obiettivo di armonizzare il sistema tributario e di favorire la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese. …

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La legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016), all’art. 1 commi 547 e 548, ha introdotto un nuovo articolo al TUIR (il 55bis) che regolamenta la nuova Imposta sul Reddito d’Impresa (IRI).

L’IRI è un’imposta opzionale che nasce con l’obiettivo di armonizzare il sistema tributario e di favorire la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese.

In particolare potranno optare per l’applicazione dell’IRI le imprese assoggettate all’IRPEF e quindi:

  • • gli imprenditori individuali,
  • • le società in nome collettivo e le società in accomandita semplice

ma soltanto se applicano il regime della contabilità ordinaria.

Potranno applicare l’IRI anche le società a responsabilità limitata trasparenti, ma solo se interamente partecipate da persone fisiche, con un numero di soci non superiore a 10 o 20 nel caso di S.r.l. di tipo cooperativo; l’opzione non può essere altresì esercitata se il volume dei ricavi supera le soglie previste per l’applicazione degli studi di settore (5.164.159 euro) o se è assoggettata a procedure concorsuali.

Sono esclusi dall’applicazione dell’IRI i lavoratori autonomi, gli studi associati e le società semplici.

L’IRI è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF che si applica, con la medesima aliquota prevista per l’IRES (24%), sulla quota di utili non distribuiti e quindi trattenuti presso l’impresa; gli utili prelevati dal titolare o dai soci rimangono imponibili IRPEF progressivamente in capo al percipiente come reddito d’impresa.

Per aderire al regime IRI occorre esercitare l’opzione in sede di dichiarazione dei redditi; ha durata quinquennale, è rinnovabile e ha effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione.

L’esercizio dell’opzione comporta l’esclusione del regime di trasparenza limitatamente all’imputazione e alla tassazione del reddito indipendentemente dalla sua percezione.

Come già anticipato, l’imposizione IRPEF resta circoscritta alle somme prelevate; i prelievi sono quindi deducibili dal reddito d’impresa da assoggettare ad IRI, nel periodo d’imposta in cui avviene il prelievo, con l’aliquota del 24%.

I redditi d’impresa che eccedono la misura dell’utile d’esercizio in modo definitivo saranno assoggettati solo all’IRI in quanto non potranno essere oggetto di prelevamento, esattamente come avviene per l’IRES.

Per impedire fenomeni di doppia imposizione, le riserve formatesi con utili di esercizi ante opzione e quindi già stati tassati secondo le regole IRPEF ordinarie, in sede di prelevamento non avranno alcun effetto sull’applicazione dell’IRI.

Le perdite d’impresa maturate in regime di IRI saranno computate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza negli stessi, senza alcun vincolo temporale.

Ai fini previdenziali nulla cambia: la base imponibile per la determinazione dei contributi dovuti non deve tenere conto del reddito determinato ai fini IRI ma dell’intero reddito d’impresa conseguito dall’impresa (come avviene in caso di mancata opzione).

Poiché L’IRI è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, in caso di opzione, le detrazioni IRPEF (comprese quelle per familiari) e le deduzioni (comprese quelle per il versamento di contributi previdenziali obbligatori) saranno limitate alla quota di reddito che continuerà ad essere assoggettato ad IRPEF.

Come abbiamo già anticipato in premessa, l’intento della norma, come emerge espressamente nella relazione illustrativa del disegno di legge, è quello di armonizzare il sistema tributario mediante un trattamento fiscale uniforme tra le imprese individuali e le società di persone (assoggettate all’IRPEF – imposta progressiva) e le società di capitali assoggettate all’IRES (imposta fissa al 24% dal periodo d’imposta 2017). L’IRI premia inoltre la crescita e lo sviluppo delle attività produttive mediante il reinvestimento degli utili all’interno delle piccole e medie imprese in regime di contabilità ordinaria.

Attenzione, però, perché l’IRI potrebbe non essere sempre vantaggiosa e in alcuni casi potrebbe comportare un aggravio della tassazione in capo all’imprenditore.

Trattandosi di imposta sostitutiva dell’IRPEF, l’assoggettamento del reddito all’IRI potrebbe infatti compromettere la capienza del reddito imponibile IRPEF ai fini dell’integrale recupero di oneri deducibili (quali per esempio i contributi previdenziali obbligatori) o di detrazioni (per spese detraibili, ristrutturazioni edilizie, risparmio energetico, ecc.).

Le imprese attualmente in contabilità semplificata, dovranno tener conto altresì dei maggiori oneri derivanti dal passaggio al regime ordinario. In questi casi dovrà anche essere considerata l’altra novità prevista dalla legge di Bilancio 2017 che introduce il principio di cassa ai fini della tassazione dei redditi delle cosiddette “imprese minori” assoggettate a contabilità semplificata (art. 66 del Tuir; art. 5-bis, comma 1-bis, D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446; art. 18 , D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600).

Anche se l’opzione andrà esercitata in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi per il periodo d’imposta 2017, è opportuno esaminare in anticipo gli effetti che l’opzione IRI potrebbe comportate, tanto più per quei soggetti che si trovano in regime “semplificato” e potrebbero decidere di passare all’ordinario già dal 1° gennaio 2017.

Siamo fin d’ora a disposizione per fornire ulteriori informazioni e per simulare gli effetti sulla base delle specifiche situazioni.

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Rottamazione” delle cartelle, dichiarazione ritrattabile entro il 31 marzohttp://www.studiogsc.it/rottamazione-delle-cartelle-dichiarazione-ritrattabile-entro-31-marzo/ Mon, 30 Jan 2017 09:45:09 +0000http://www.studiogsc.it/?p=3016È possibile rinunciare alla definizione agevolata, anche dopo aver presentato la dichiarazione di adesione, presentando un’apposita dichiarazione entro il 31 marzo 2017. Successivamente a tale data la dichiarazione di adesione diventa irrevocabile. È uno dei chiarimenti forniti nei giorni scorsi da Equitalia in risposta ai dubbi espressi da vari Ordini territoriali dei dottori commercialisti e degli …

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È possibile rinunciare alla definizione agevolata, anche dopo aver presentato la dichiarazione di adesione, presentando un’apposita dichiarazione entro il 31 marzo 2017. Successivamente a tale data la dichiarazione di adesione diventa irrevocabile. È uno dei chiarimenti forniti nei giorni scorsi da Equitalia in risposta ai dubbi espressi da vari Ordini territoriali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili riportati in un documento, pubblicato dall’Odcec di Roma.

fonte: MySolution

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Legge di Biliancio 2017http://www.studiogsc.it/legge-biliancio-2017/ Wed, 16 Nov 2016 09:06:30 +0000http://www.studiogsc.it/?p=3006Modifiche in corso rottamazione cartelle Equitalia e Spesometro trimestrale Il Governo ha emanato un decreto-legge in materia fiscale, collegato alla legge di bilancio 2017: il D.L. n. 193/2016, pubblicato in Gazzetta ufficiale del 24 – 10 – 2016. È un Decreto che prevede numerose novità con il fine di migliorare l’attività di riscossione e di …

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Modifiche in corso rottamazione cartelle Equitalia e Spesometro trimestrale

Il Governo ha emanato un decreto-legge in materia fiscale, collegato alla legge di bilancio 2017: il D.L. n. 193/2016, pubblicato in Gazzetta ufficiale del 24 – 10 – 2016.

È un Decreto che prevede numerose novità con il fine di migliorare l’attività di riscossione e di contrasto all’evasione.
In questi giorni si sta discutendo ai centinaia emendamenti tra cui i più significativi alle modifiche che riguardano : rottamazione delle cartelle di Equitalia ed il nuovo spesometro trimestrale.

 

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Cartelle Equitalia … novitàhttp://www.studiogsc.it/cartelle-equitalia-novita/ Mon, 14 Nov 2016 10:19:50 +0000http://www.studiogsc.it/?p=3004Equitalia allunga il termine di presentazione della rottamazione dalla scadenza dal 23 gennaio 2017 al 31 marzo 2017. Per chi pagherà a rate, si allunga da quattro fino a un massimo di cinque rate, fermo restando che i pagamenti dovranno essere effettuati per il 70% delle somme complessivamente nell’anno 2017 e per il restante 30% …

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Equitalia allunga il termine di presentazione della rottamazione dalla scadenza dal 23 gennaio 2017 al 31 marzo 2017.

Per chi pagherà a rate, si allunga da quattro fino a un massimo di cinque rate, fermo restando che i pagamenti dovranno essere effettuati per il 70% delle somme complessivamente nell’anno 2017 e per il restante 30% nell’anno 2018. Il pagamento dovrà essere effettuato, distintamente in ciascuno dei due anni, in rate di pari ammontare, nel numero massimo di tre nel 2017 e due nel 2018. Per i pagamenti rateali, gli interessi sono dovuti nella misura del 4,5% a partire dal 1° agosto 2017.

 

 

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ROTTAMAZIONE CARTELLE EQUITALIAhttp://www.studiogsc.it/rottamazione-cartelle-equitalia/ Wed, 02 Nov 2016 09:51:56 +0000http://www.studiogsc.it/?p=2998Il condono Equitalia, contenuto nel testo nuova Legge di Bilancio 2017, è una rottamazione dei ruoli che è orientata a tutti i contribuenti, perché riguarda: Tutte le vecchie cartelle di pagamento Equitalia emesse entro il 31 dicembre 2015; Solo i tributi dell’Agenzia delle entrate, contributi Inps e Inail; Multe per le violazioni del Codice Stradale …

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Il condono Equitalia, contenuto nel testo nuova Legge di Bilancio 2017, è una rottamazione dei ruoli che è orientata a tutti i contribuenti, perché riguarda:
  • Tutte le vecchie cartelle di pagamento Equitalia emesse entro il 31 dicembre 2015;
  • Solo i tributi dell’Agenzia delle entrate, contributi Inps e Inail;
  • Multe per le violazioni del Codice Stradale ma solo per la parte interessi;
  • IVA.

Non possono essere condonate le cartelle di pagamento per:

  • Iva sull’importazione;
  • Multe Ue;
  • Multe derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti.
  • Multe, ammende e sanzioni dovute a seguito di provvedimenti o sentenze penali di condanna.

Una volta pubblicati i moduli “domanda adesione rottamazione dei ruoli Equitalia”, il contribuente interessato al condono, deve aderire entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto. In sede di compilazione del modulo, dovrà poi scegliere la modalità con cui pagare la nuova cartella scontata se in un’unica soluzione o in 4 rate.

Entro 6 mesi dalla pubblicazione del decreto, poi, Equitalia, comunica a chi ha aderito alla rottamazione, l’importo totale dovuto e le singole rate, con la data di scadenza di ciascuna.

Per chi paga a rate, le prime due saranno ciascuna pari ad un terzo del dovuto e le ultime due ad un sesto.

Sulle rate, inoltre, saranno calcolati gli interessi; le prime 3 rate dovranno essere comunque versate entro il 15 dicembre 2017 e l’ultima (la quarta) entro il 15 marzo 2018.

Per chi aderisce ma poi non paga o le paga in ritardo o in modo insufficiente le rate dovute, il fisco sarà inflessibile facendo decadere immediatamente la rottamazione con la conseguente ripresa del calcolo delle sanzioni e interessi delle vecchie cartelle.

Le modalità con cui pagare la cartella condonata sono:

  • Con bollettini precompilati;
  • Con domiciliazione bancaria, sul conto della banca;
  • Con pagamento diretto agli sportelli del concessionario della riscossione.

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News Accertamenti fiscalihttp://www.studiogsc.it/news-accertamenti-fiscali/ Sun, 07 Feb 2016 20:52:55 +0000http://www.studiogsc.it/?p=2985Gli effetti della riforma contenuta nel decreto legislativo 158/2015 sugli atti notificati a «cavallo» della fine del 2015. Il «favor rei» ricalcola le sanzioni. Per i provvedimenti non ancora definitivi gli uffici devono rideterminare gli importi. Anche per gli atti sanzionatori emessi prima della fine del 2015 l’amministrazione finanziaria applicherà il favor rei. Per quanto, occorrerà probabilmente …

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Gli effetti della riforma contenuta nel decreto legislativo 158/2015 sugli atti notificati a «cavallo» della fine del 2015.
Il «favor rei» ricalcola le sanzioni. Per i provvedimenti non ancora definitivi gli uffici devono rideterminare gli importi. Anche per gli atti sanzionatori emessi prima della fine del 2015 l’amministrazione finanziaria applicherà il favor rei. Per quanto, occorrerà probabilmente un’istanza del contribuente per assicurarsi che siano ricalcolate le sanzioni più favorevoli in linea con la riforma disposta con la delega fiscale e attuata con il decreto legislativo 158/15.
Sembra questa la strada più semplice da percorrere alla luce delle indicazioni fornite dall’agenzia delle Entrate agli uffici con una direttiva interna del 24 dicembre scorso. Questi ultimi dovrebbero agire in autotutela per conformarsi alla nuova griglia delle sanzioni, ma al contribuente converrà comunque verificare con attenzione l’entità delle sanzioni irrogate e intervenire per sollecitarne la revisione anche in considerazione degli istituti attivati per sanare le proprie pendenze con il Fisco.
L’agenzia delle Entrate dunque ribadisce che con il cambiamento delle sanzioni entrato in vigore dal 1° gennaio 2016 andrà salvaguardato il principio del favor rei, per cui al trasgressore va applicata la legge più favorevole «quando la violazione sia stata commessa in vigenza di una norma che stabiliva una sanzione più grave».
Diventa centrale perciò stabilire se al 1° gennaio 2016 i procedimenti sono o meno ancora aperti. Per gli atti emessi dopo il 1° gennaio 2016, considerato che è ancora in corso di aggiornamento la funzionalità per determinare automaticamente il regime sanzionatorio più favorevole al contribuente nel caso concreto, precisa l’Agenzia, «l’ufficio dovrà evidenziare nella motivazione degli atti che la sanzione irrogata è quella più favorevole risultante del confronto effettuato tra le sanzioni ante e post modifica».
Ma l’amministrazione finanziaria è chiamata a procedere in autotutela per applicare il principio del favor rei e rideterminare le sanzioni anche per gli atti emessi prima del 31 dicembre 2015 e per i quali risulti ancora possibile l’impugnazione.
Si reputano ancora “in corso”, in particolare, quei procedimenti per i quali a inizio 2016 sia «ancora pendente il giudizio avanti all’autorità giudiziaria o amministrativa ovvero siano pendenti i termini per la proposizione del ricorso».
Questo perché, come spiega l’Agenzia citando la circolare 180 del 1998, se viene introdotta una sanzione più mite rispetto a quella in vigore al momento della violazione e la sanzione non è stata ancora irrogata va applicata quella meno onerosa per il trasgressore, mentre se la sanzione è stata irrogata con provvedimento divenuto definitivo resta dovuta quella originaria anche se più dura.
La direttiva della Direzione centrale Accertamento dell’agenzia delle Entrate stabilisce che in questa ipotesi «la definitività del provvedimento di irrogazione della sanzione impedisce in ogni caso (sia a regime che per il periodo transitorio) l’applicazione del regime più favorevole, quantunque la sanzione non sia stata ancora pagata».
Invece, nell’ipotesi intermedia, in cui appunto la sanzione è stata irrogata ma il provvedimento non è ancora definitivo, «la sanzione dovrà essere ridotta in conformità alla previsione più favorevole, con diritto alla restituzione di quanto eventualmente già pagato in eccedenza».
In questo ambito, spetterà all’ufficio o all’ente impositore paragonare i risultati che derivano dall’applicazione delle due norme (e quindi tenendo conto anche delle circostanze aggravanti e attenuanti o esimenti eventualmente previste dalla legge) per stabilire se effettivamente, in relazione alla singola violazione, si hanno per il trasgressore conseguenze più favorevoli e provvedere al ricalcolo.
All’utente dovrebbe essere poi fornito un documento in cui sono riportati i dati identificativi dell’avviso di accertamento notificato e il prospetto di rideterminazione delle sanzioni con gli importi ricalcolati sulla base dei nuovi codici di violazione inseriti, nonché un modello di pagamento F24 con l’importo ricalcolato a titolo di sanzione.
– Delega fiscale. La legge di Stabilità ha anticipato l’entrata in vigore del nuovo sistema che rivede le penalità per i contribuenti – Le nuove regole si applicano anche a contestazioni ante 2016 non ancora definitive. Riforma delle sanzioni amministrative pienamente operativa dal, 1° gennaio, un anno prima rispetto alla data originariamente prevista nel Dlgs 158/2015.
La legge di Stabilità 2016, la 208/2015, ha eliminato l’entrata in vigore nel 2017 che aveva sollevato molte perplessità soprattutto se collegata all’immediata efficacia delle modifiche apportate con riferimento ai reati tributari previsti dal Dlgs 74/2000.
Dal 2016, pertanto, saranno pienamente operative le nuove sanzioni previste per l’omessa e infedele presentazione della dichiarazione e per l’omesso o tardivo versamento dei tributi. Queste modifiche, comunque, potranno applicarsi non solo per le violazioni commesse dalla data di entrata in vigore delle norme, ma anche per quelle commesse in precedenza per il principio del “favor rei”. Tale estensione, inoltre, troverà applicazione anche per il ravvedimento operoso. In base all’articolo 3, comma 3 del Dlgs 472/1997, le nuove e più favorevoli sanzioni troveranno applicazione anche con riferimento alle violazioni commesse ante 2016 a condizione che il provvedimento di irrogazione delle sanzioni «non sia divenuto definitivo». Sul punto la circolare 180/E/1998 aveva sottolineato che nel caso in cui la sanzione non sia stata ancora irrogata ovvero sia stata applicata con provvedimento non ancora definitivo, opera il principio del favor rei e si deve riconoscere la misura sanzionatoria più lieve. In altri termini, i contribuenti potranno usufruire degli abbattimenti anche in presenza di Pvc, avvisi di accertamento, avvisi di irrogazione di sanzioni non ancora definitivi per i quali si è scelta la strada dell’impugnazione o dell’accertamento con adesione.

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Leasing immobiliare ai privatihttp://www.studiogsc.it/leasing-immobiliare-ai-privati/ Tue, 15 Dec 2015 09:16:09 +0000http://www.studiogsc.it/?p=2896Legge di stabilità c’è l’ok al Leasing Immobiliare per i privati. Per fronteggiare la crisi del mattone e venire in contro alle reali esigenze dei clienti il mercato del leasing si è esteso anche ai privati con agevolazioni più limitate rispetto alle aziende ma valide, una forma d’investimento usato per l’acquisto d’immobili o per le …

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Legge di stabilità c’è l’ok al Leasing Immobiliare per i privati.

Per fronteggiare la crisi del mattone e venire in contro alle reali esigenze dei clienti il mercato del leasing si è esteso anche ai privati con agevolazioni più limitate rispetto alle aziende ma valide, una forma d’investimento usato per l’acquisto d’immobili o per le ristrutturazioni di un vecchio immobile.

Si pagherà un’affitto e si deciderà solo al termine se acquisirlo totalmente o meno. La possibilità viene prevista in un emendamento alla legge di stabilità che fissa le regole per l’avvio del leasing immobiliare. In pratica l’intermediario finanziario acquisterà l’immobile e l’utilizzatore pagherà un’affitto’: alla fine potrà riscattare la casa.

 Per i vantaggi, agevolazioni fiscali e documentazione siamo a disposizione vostra.

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Rilevanza penale omesso versamento IVA oltre i 250mila eurohttp://www.studiogsc.it/rilevanza-penale-omesso-versamento-iva-oltre-i-250mila-euro/ Mon, 07 Sep 2015 13:24:27 +0000http://www.studiogsc.it/?p=2877Tra le novità contenute nell’ultima versione del decreto legislativo sulla riforma delle sanzioni amministrative e penali si segnalano l’aumento della soglia sull’omesso versamento dell’Iva a 250mila e delle ritenute a 150mila; resta ferma a 50mila euro invece il limite fissato ai fini del reato di indebita compensazione di crediti fiscali. Per tutte le ipotesi di …

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Tra le novità contenute nell’ultima versione del decreto legislativo sulla riforma delle sanzioni amministrative e penali si segnalano l’aumento della soglia sull’omesso versamento dell’Iva a 250mila e delle ritenute a 150mila; resta ferma a 50mila euro invece il limite fissato ai fini del reato di indebita compensazione di crediti fiscali. Per tutte le ipotesi di reato di cui al D.Lgs. 74/2000, nel caso di estinzione integrale della pretesa tributaria prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado sono previste la diminuzione fino alla metà delle pene detentive e l’inapplicabilità delle pene accessorie.

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Notifiche di avvisi e cartelle, Cassazione n. 2625 del 11.02.2015http://www.studiogsc.it/notifiche-di-avvisi-e-cartelle-cassazione-n-2625-del-11-02-2015/ Wed, 08 Apr 2015 09:19:37 +0000http://www.studiogsc.it/?p=2865Una recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 2625 dell’ 11 febbraio ha dichiarato che l’Ufficio che ha proceduto, tramite il servizio postale (raccomandata), a notificare un atto al contribuente, deve essere in grado di dimostrare il contenuto della busta (art. 8 della legge 20 novembre 1982, n. 890). Tale principio si applica oltre che …

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Una recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 2625 dell’ 11 febbraio ha dichiarato che l’Ufficio che ha proceduto, tramite il servizio postale (raccomandata), a notificare un atto al contribuente, deve essere in grado di dimostrare il contenuto della busta (art. 8 della legge 20 novembre 1982, n. 890).
Tale principio si applica oltre che alle cartelle esattoriali, anche agli avvisi di accertamento e ad altri atti impositivi. In difetto, l’atto è annullabile.
Per i giudici, (Cassazione n. 18252 del 2013) “è onere del mittente il plico raccomandato fornire la dimostrazione del suo esatto contenuto, allorché risulti solo la cartolina di ricevimento e il destinatario contesti il contenuto della busta medesima”. Anche la Corte Costituzionale con sentenza 14 gennaio 2010, n. 3, ha dichiarato che per essere efficace l’atto impositivo deve essere entrato nella sfera di conoscibilità del contribuente.

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